Storie di confine evocate a Soazza: 1930–1948  in Val Fex e Bregaglia

di Lino Succetti

Il libro Esperienze di confine. Contrabbando e movimenti di profughi in Val Fex e in Bregaglia negli anni 1930-1948″ di Mirella Carbone e Joachim Jung, pubblicato nel 2024 in tedesco da Hier und Jetzt (550 pagine e 240 illustrazioni in bianco e nero e a colori) è stato presentato sabato 15 febbraio 2025 nella sala del Centro Culturale di Circolo a Soazza. Il libro è nato nell’ambito di un progetto di studio dell’Istituto per la ricerca culturale dei Grigioni, dove appunto operano gli autori del volume.

Seduti al tavolo, salutati da Luigi Corfù ,  i tre relatori a Soazza: da sin. Joachim Jung, Mirella Carbone e Gianpiero Raveglia

Ancora pochi gli studi specifici riguardanti il Moesano

A Soazza ha introdotto la serata  il presidente della Regione Moesa avv. Gianpiero Raveglia, gran conoscitore specialmente in relazione ai soggiorni a Roveredo dei rifugiati ospiti dell’ex Collegio Sant’Anna e del Ricovero Immacolata, con tra gli altri anche dei nomi illustri quali Vittore Veneziani, direttore dei cori della Scala di Milano e compositore, Sabatino Lopez, critico teatrale e commediografo, e il poeta Diego Valeri. Per il resto, al riguardo dei rifugiati di allora in Mesolcina e Calanca, ha precisato Raveglia, a parte dei riscontri sulla stampa locale del periodo e altre poche fonti da verificare, mancano per ora degli studi specifici.

Alcune note sul saggio storico di Mirella Carbone e Joachim Jung:

Il voluminoso e interessante saggio di Carbone e Jung rivolge la propria attenzione sul tema del confine negli anni 1930 e 1948 ed esamina, includendo testimonianze e documenti di sorveglianza dei confini finora sconosciuti, il traffico di merci e persone tra le valli di Fex e la Bregaglia, confinanti con l’Italia. La ricerca storica oltre che esaminando il traffico di contrabbando segue anche le tracce e destini dei profughi che speravano di sfuggire dal nazi-fascismo di quegli anni verso la Svizzera. Era una frontiera tra dittatura e libertà democratica, il cui superamento poteva decidere sulla vita o sulla morte, un precario equilibrio per gli antifascisti, i disertori, gli emigranti spinti dalle necessità economiche e i profughi di origine ebraica. Un regime brutalmente repressivo quello fascista che già prima di dare luogo alla persecuzione degli ebrei e di allearsi con la Germania nazista, aveva soppresso le libertà individuali e conferito alle istituzioni dello Stato italiano una decisa impronta autoritaria. Un fenomeno che si rese particolarmente acuto nel 1943, anno in cui l’Italia firmò l’armistizio con gli Alleati e i tedeschi invasero l’Italia settentrionale.

Nel libro gli autori rivelano testimonianze e documenti di sorveglianza dei confini finora sconosciuti riguardanti la Val Bregaglia e il posto di frontiera in Val Fex. Proprio in questa valle laterale dell’Alta Engadina le guardie di confine avevano un angusto posto di controllo permanente e da lì con turni di lavoro assai stressanti dovevano sorvegliare il confine, con punti di passaggio tra Svizzera e Italia a oltre i 2500 metri s.l.m., usati prevalentemente dai contrabbandieri perché essendo ad alta quota erano più difficili da controllare.

Tempi grami sia per i contrabbandieri e per i faticosi e lunghi turni giornalieri di ispezione anche di 11 o 14 ore lungo impervi sentieri per le guardie di confine e di precario equilibrio specialmente per i rifugiati verso l’agognata salvezza dal regime nazi – fascista o il rifiuto d’entrata in Svizzera.

Varie e vivide testimonianze di chi fu accolto e di persone del posto

Carbone e Jung  sono riusciti a contattare alcuni dei rifugiati, entrati in Bregaglia nell’autunno del 1943 dopo l’Armistizio, testimoni che allora erano bambini e a riproporre nel libro le loro preziose testimonianze. Ben documentata nel saggio di Carbone e Jung è la solidarietà da parte della popolazione locale, ricordata nelle interviste dai vividi ricordi di alcune persone residenti in Bregaglia, anche all’epoca ancora bambini. Molti rifugiati infatti, invece di percorrere le vie rischiose per raggiungere la Val Fex, viaggiarono attraverso la Valtellina fino ad arrivare in Val Bregaglia. Fra di loro c’era anche una comitiva di 12 persone fuggite dalla Jugoslavia occupata dalle truppe nazifasciste alla ricerca di rifugio in Svizzera. Il gruppo, formato da due anziani, sette adulti e cinque bambini, dopo una lunga Odissea ricca di rischi e pericoli passando da Dubrovnik, Spalato, Trieste e Bergamo si presentò alla dogana di Castasegna il 13 settembre 1943. “Abbiamo intervistato tre persone, allora ancora adolescenti, che si ricordavano perfettamente le ore passate nella scuola di Castasegna e la disperazione negli occhi dei loro parenti per la paura di essere respinti nell’Italia nazi-fascista”, ha spiegato Carbone. “Nella notte arrivò però un barlume di speranza. Un soldato disse alla famiglia che avrebbe provato ad aiutarli perché conosceva un avvocato a Coira che forse avrebbe potuto dar loro una mano”. Grazie a quel milite, recatosi subito a Coira in motocicletta e tornato con l’aiuto richiesto, le guardie di confine fecero un’eccezione e lasciarono entrare i profughi ebrei in Svizzera. I nomi dei rifugiati che raggiunsero il suolo elvetico ritrovati nei documenti dai ricercatori Carbone e Jung sono oltre 200, circa un quarto furono quelli respinti, cifre importanti anche se irrisorie se paragonate a quelle riguardanti i confini del Canton Ticino.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto