Commento al garbato e pertinente articolo di Kety Fusco

di Nicoletta Noi-Togni

Ho letto il garbato articolo dell’artista Kety Fusco e apprezzato il fatto che abbia osservato la disparità tra la presenza numerica di uomini e di donne sul palco delle manifestazioni musicali di San Bernardino.; e soprattutto che l’abbia, con il suo articolo, resa evidente.  

Questa constatazione è ben lungi dal sorprendermi. In parte perché da anni osservo (e denuncio) il non rispetto del coinvolgimento delle donne in ogni ambito della società dove possono esprimersi secondo le loro capacità e i loro talenti. Mi spiego: dove possono avere un ruolo da protagoniste che presuppone sempre una preparazione, un impegno di tempo e di volontà e il coraggio di presentare idee e progetti. Il non considerarle equivale ad uno schiaffo alla loro passione e alla loro intelligenza. Di più: vuol dire anche privare il pubblico di qualcosa che è, o può diventare, prezioso per tutti.

Per ciò che riguarda San Bernardino e la sua organizzazione di intrattenimenti ed eventi, non dimentico certo quanto successomi personalmente. Ho sempre ritenuto un onore ed un piacere poter parlare ad un pubblico. Non per esibirmi ma per far partecipare le persone presenti a quanto sapevo e pensavo, insomma per dare qualcosa di mio. Lo ritenevo anche un dovere per quanto loro mi avevano dato eleggendomi ripetutamente alle cariche politiche che amavo. Ricordo la gioia e l’emozione che avevo provato al mio primo anno di mandato in Gran Consiglio, quando ero stata invitata a tenere il discorso del Primo di agosto nella bella località estiva di Laura. Gioia che si ripresentava in tutte le altre occasioni (non tante) di invito per discorsi o simili. Ebbene San Bernardino: per anni osservavo che i discorsi del Primo d’agosto – che San Bernardino festeggiava del resto con considerevole impegno – venivano tenuti sempre dalle stesse persone, generalmente politici e sempre uomini. Oppure non venivano tenuti del tutto. Un paio di volte avevo interpellato il responsabile dell’organizzazione. Che mi rispondeva laconicamente con un “ma non c’è nessuno”. Al che gli facevo presente che io c’ero e non ero nessuno dato che, seppur eletta nel Circolo di Roveredo, rappresentavo come prima e unica donna il Moesano in Gran Consiglio e per molti anni ero anche stata l’unica donna nella deputazione del Grigioni Italiano in parlamento. Malgrado ciò, l’invito per il primo d’agosto non è mai giunto.

Certo oggi le cose sono migliorate. Il Moesano è oggi rappresentato da tre donne nel nostro parlamento alla cui apice siedono, in questo momento due donne, e ne sono molto felice. Senza dimenticare però che negli esecutivi le donne sono sempre ancora in grande minoranza. Anche in altri campi, amministrazione, giustizia, arte, insegnamento, le donne – seppure qualificate – fanno molta fatica a giungere all’apice. Motivo per cui sono molto grata a Kety Fusco e a tutte le donne (ed anche agli uomini) che si accorgono di queste differenze e le rendono evidenti. Dopo tante lotte so bene che i cambiamenti ci possono essere solo se restiamo vigili e se chiamiamo le discriminazioni con il loro nome. E se, come Kety Fusco, facciamo presente che stiamo vivendo nel 2025!

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