SAM il cuore del soccorso nel Moesano: professionisti al servizio della vita

Dal 1961 il Servizio Ambulanza Moesano garantisce interventi rapidi e di qualità in una regione complessa, grazie a un team di soccorritori qualificati e motivati. Il presidente Roberto Keller racconta come, dalla prima autolettiga donata, si sia arrivati a un’organizzazione moderna, certificata e operativa 24 ore su 24, dove competenza tecnica e umanità viaggiano sempre insieme.

Lo abbiamo intervistato:


Signor Keller, lei è alla guida di un servizio essenziale per la nostra regione e glielo dice uno che ne ha usufruito riportando un’ottima impressione. Può dirci come si è sviluppato nel tempo?

Il servizio è stato fondato nel 1961 e, tra i fondatori, figurava anche il compianto dott. Luban. Si figuri che, in allora, la prima ambulanza veniva donata al servizio dal Comune di Chiasso, ma bisognava ancora trovare qualcuno con la patente che la potesse anche guidare! Erano tempi pioneristici. Da allora, parecchia acqua è passata sotto i ponti e le cose sono ora mutate radicalmente.

Io sono presidente del SAM da quasi 30 anni e ho visto crescere il Servizio [che prima si chiamava Autolettiga Mesolcina e Calanca] passo dopo passo. Dal nulla o, meglio, da un container in lamiera, siamo riusciti a realizzare una sede moderna con standard di efficienza molto elevati. Da un servizio fondato sul volontariato, siamo arrivati ai soccorritori professionisti. Senza dimenticare che, dopo mille battaglie, abbiamo pure ottenuto la certificazione di qualità da parte dell’Interassociazione di Salvataggio (IAS). Una prerogativa questa, indispensabile per accedere ai contributi integrali del Cantone. Disponiamo di due ambulanze e di una vettura prioritaria. I soccorritori sono 15, per un impegno di 24 h su 24 per 365 giorni.


Gli equipaggi che intervengono ogni giorno sono spesso chiamati a operare in condizioni difficili. La loro preparazione è sufficiente a rispondere ad ogni situazione?

La formazione e la preparazione del personale sono fondamentali e sono generalmente molto solide, grazie a percorsi formativi strutturati e aggiornamenti continui. Tuttavia, ogni intervento è diverso e può presentare imprevisti o situazioni al limite. In questi casi, oltre alla preparazione tecnica, contano anche l’esperienza sul campo, la capacità di lavorare in squadra, il sangue freddo e l’adattabilità. Non esiste una formazione che possa coprire ogni possibile scenario, ma l’addestramento costante e il confronto continuo con i colleghi aiutano a rispondere al meglio, anche nelle situazioni più complesse. Inoltre, la Capo servizio e il Direttore sanitario hanno seguito una formazione specifica per il sostegno psicologico, proprio per assistere i soccorritori nelle fasi acute di un intervento particolarmente difficile. E se tutto questo non fosse ancora sufficiente, possiamo far capo anche a specialisti esterni.


Immaginiamo che dietro ogni sirena che sentiamo ci siano storie dolorose e a volte drammatiche. Quanto conta l’umanità in questo lavoro, oltre alla competenza tecnica?

L’aspetto umano è importante tanto quanto la competenza tecnica. Chi lavora in ambulanza non si limita a fornire cure: Spesso è il primo volto amico che ti ritrovi davanti in un momento di grande paura o dolore. Una parola gentile, uno sguardo rassicurante o un gesto di empatia possono fare la differenza per il paziente e per i suoi familiari. La tecnica salva la vita, ma è l’umanità che, anche in pochi secondi, aiuta a contenere l’angoscia, a dare dignità alla sofferenza e a creare un legame di fiducia. In un lavoro così intenso e delicato, l’aspetto umano non è un optional, ma parte integrante dell’intervento.

In questi termini e a mo’ di esempio, le mostro una lettera di ringraziamento ricevuta in questi giorni, dopo un incidente della circolazione, ove erano coinvolte parecchie persone, fra cui dei bambini, che sono state accolte ed assistite presso la nostra sede:

Un gesto questo, che è stato molto apprezzato da tutti noi.


Il Servizio Ambulanza Moesano garantisce interventi rapidi in una regione complessa e geograficamente articolata. Quali sono le principali difficoltà operative che affrontate ogni giorno?

Lavorare in una regione geograficamente molto articolata come la nostra, comporta a volte delle sfide operative di non poco conto. Le strade tortuose, i dislivelli e le condizioni meteo spesso avverse, soprattutto in inverno, rallentano gli spostamenti e aumentano i rischi.  Si pensi per esempio a Landarenca, raggiungibile unicamente con la funivia. Inoltre, per i paesi più discosti, i tempi di percorrenza sono lunghi e, in alcuni casi, la gestione autonoma del paziente perdura fino all’arrivo in ospedale. Non sempre l’elicottero è disponibile, ma il SAM deve garantire il raggiungimento di ogni luogo.

A complicare ulteriormente il quadro c’è l’asse autostradale che attraversa la regione: È un’arteria fondamentale, ma anche spesso congestionata, specialmente in estate, con traffico intenso e frequenti cantieri che ostacolano l’accesso rapido ai luoghi degli incidenti o il trasporto tempestivo verso le strutture ospedaliere. In caso di incidenti in galleria o su tratti in manutenzione, la gestione diventa ancora più delicata per motivi di sicurezza e coordinamento con gli altri corpi d’intervento (pompieri, polizia, Ufficio tecnico).

Anche la distanza da alcuni centri ospedalieri rende necessario un coordinamento preciso per scegliere le strutture più appropriate e ottimizzare così i tempi di trasferimento.

In questo contesto, è fondamentale l’esperienza sul territorio, la comunicazione efficace con la Centrale operativa (144) e il gioco di squadra tra tutti gli attori coinvolti. Nonostante le difficoltà, il nostro obiettivo resta sempre lo stesso: Arrivare nel minor tempo possibile e fornire un’assistenza di qualità.


Parliamo di sostenibilità economica. Quanto pesano i costi per mantenere un servizio efficiente e pronto 24 ore su 24?

Mantenere un servizio di emergenza attivo e pronto 24 ore su 24 ha un peso economico molto rilevante. I costi fissi sono alti: Si va dalla struttura, alla manutenzione continua dei mezzi e degli apparecchi sanitari, alle nuove tecnologie informatiche, all’acquisto di attrezzature e materiale sanitario aggiornato, dai dispositivi di protezione individuale ai costi del carburante, particolarmente elevati in una regione montana, dove le distanze e i dislivelli incidono sul consumo. Senza dimenticare i costi di affiliazione alla Federazione Cantonale Ticinese Servizi Ambulanza e alla centrale Ticino Soccorso.

A questi disborsi si aggiungono le spese legate alla formazione continua del personale, indispensabile per garantire un servizio di qualità e in linea con i protocolli che vengono continuamente aggiornati.

C’è sempre bisogno del sostegno delle istituzioni pubbliche. Importanti per noi sono anche i contributi volontari dei soci sostenitori, che ringrazio pubblicamente per la loro costante generosità.

Senza un’adeguata copertura economica, vi è il concreto rischio è che a soffrirne sia la qualità del servizio.


Il sostegno pubblico e il contributo dei comuni sono sufficienti a coprire le spese, o vi trovate a dover lottare anche sul piano finanziario?

Il supporto pubblico (cantoni e comuni) è essenziale, ma da solo non basta a coprire completamente i costi.

Il SAM si autofinanzia nella misure del 50 % ca. grazie alla fatturazione delle sue prestazioni, organizzando corsi di primo soccorso per le aziende e per la popolazione, effettuando picchetti per manifestazioni ed eventi e con la raccolta di fondi. La rimanenza è, come detto, coperta dai contributi cantonali (90%) e da quelli comunali (10%).


La collaborazione tra i comuni del Moesano è un fattore chiave per il buon funzionamento del servizio. Possiamo dire che esiste una vera sinergia, oppure ci sono ancora ostacoli e resistenze?

La collaborazione tra i comuni del Moesano è certamente un punto importante per garantire un servizio di soccorso efficace. Tuttavia, al momento non possiamo parlare di una vera sinergia. I comuni partecipano dal punto di vista economico con una quota fissata dal Cantone stesso, ma spesso manca un coinvolgimento attivo e concreto nella vita operativa del servizio.

Un esempio emblematico è stata la realizzazione della nuova sede integrata nel Centro sanitario di Roveredo: Un progetto strategico con una visione temporale di 20-30 anni, di fondamentale importanza per la nostra Regione, che ha migliorato la prontezza d’intervento, la logistica e la qualità del servizio. Eppure la sua realizzazione, che in origine è stata addirittura avversata da alcuni Comuni, è passata sotto silenzio istituzionale. Il che è sorprendente, poiché il soccorso preospedaliero è compito primario dei Comuni. Questa assenza evidenzia quanto ancora ci sia da fare sul piano del riconoscimento istituzionale e politico del nostro lavoro.

Un altro esempio concreto è stata la realizzazione, su nostra iniziativa, della morgue, ossia di un locale destinato a ospitare temporaneamente le salme in attesa di rimpatrio, di riconoscimento o di ispezione medico-legale. Ai famigliari delle vittime offriamo pure adeguato supporto e assistenza nella nostra sede. Fino ad oggi, questa possibilità non esisteva nella nostra regione, costringendo le famiglie e i servizi a soluzione di ripiego spesso indecorose, oppure obbligandoli a rivolgersi alle strutture ticinesi, con evidenti disagi pratici e psicologici. Anche in questo caso, il supporto degli enti locali e regionali non c’è stato.

Questi esempi dimostrano che il nostro impegno va ben oltre il mero intervento d’emergenza: Rispondiamo a bisogni concreti del territorio e spesso dobbiamo decidere da soli. Ma per far evolvere un servizio dinamico, sostenibile e votato al futuro, serve una collaborazione più matura e consapevole da parte di tutte le istituzioni. La speranza è che gli enti preposti diventino partner più attivi per rispetto a quanto viene messo in campo.

Ma quella dei progetti sovracomunali sembra essere una vera e propria croce per la nostra regione: Esemplare in questo senso è il caso della piscina regionale che in origine si voleva realizzare a Leggia. Dopo anni di infinite discussioni, alla fin fine anche il Comune di Grono – che è sempre stato in prima fila a promuovere opere regionali – ha dovuto far buon viso a cattiva sorte e ripiegare su di una piscina comunale che, oltre tutto, dovrà finanziare da solo.


Guardando al futuro, quali sono le priorità del Servizio Ambulanza Moesano? E cosa si augura per il sistema di soccorso nella nostra regione?

Le priorità del SAM per i prossimi anni sono molto concrete per garantire continuità, qualità ed efficienza. Prima di tutto, sarà essenziale assumere nuovi soccorritori (e scegliere nuovi dirigenti …), per sostituire chi nei prossimi anni andrà in pensione. Non si tratta solo di rimpiazzare numeri, ma di garantire un ricambio generazionale preparato, motivato e formato adeguatamente per affrontare un mestiere complesso e impegnativo.

Un’altra priorità è la sostituzione delle attuali ambulanze, che hanno ormai superato i 12 anni di servizio. Parliamo di mezzi che ogni giorno percorrono molti chilometri su strade impegnative e affrontano in tutte le condizioni lunghi trasferimenti. Per la sicurezza, l’efficienza e il comfort del paziente, è indispensabile poter contare su veicoli moderni e affidabili.

Inoltre, è fondamentale coprire in modo efficace tutto il territorio, che sta velocemente cambiando e crescendo. Un esempio concreto in questa direzione è San Bernardino, dove lo sviluppo turistico e residenziale rende sempre più urgente una presenza strutturata, capace di garantire tempi d’intervento adeguati.

Infine, ci auguriamo un sistema di soccorso più riconosciuto e valorizzato, sia a livello politico che comunitario. Un approccio al soccorso preospedaliero che non deve essere semplicemente dato per scontato, ma considerato parte integrante e strategica della rete sanitaria regionale e della sua realtà politica.


C’è un messaggio che vorrebbe rivolgere alla popolazione del Moesano per far comprendere meglio il valore del vostro lavoro?

Vorrei dire alla popolazione di non dare mai nulla per acquisito. Quando vedete passare un’ambulanza, ricordate che dietro ogni intervento c’è una grande organizzazione e ci sono persone, ossia dirigenti, soccorritori e medici, che ogni giorno mettono in campo non solo la loro preparazione specifica, ma anche tanta umanità, dedizione e sacrificio.

Il nostro obiettivo è sempre uno solo: Far stare meglio chi, in quel momento, sta forse vivendo uno dei peggiori giorni della sua vita. Lo facciamo con discrezione, impegno e rispetto, spesso in condizioni difficili, ma con un cuore grande così.

Anche un semplice gesto di comprensione, di attenzione o di riconoscenza verso questo lavoro può fare la differenza ed è un incentivo per fare sempre meglio.

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