Oltre la bianca pagina: come Google ci ha trasformati in esperimenti

di Luca Gambardella

Pubblichiamo molto volentieri l’articolo del signor Luca Gambardella, professore ed esperto di IA presso l’Università della Svizzera italiana, ringraziandolo per la sua attenzione nei riguardi del nostro giornale ilmoesano.ch, che da un po’ di tempo raccoglie e pubblica articoli inerenti le nuove tecnologie.

Leggo con piacere, attenzione e sicuramente la dovuta preoccupazione una serie di recenti articoli sul ilmoesano.ch, a partire dalla pubblicazione “Cavie online” (ed. Salvioni, 2024) di Livio Zanolari.

Il tema centrale è come l’intelligenza artificiale, soprattutto dopo l’avvento di ChatGPT sia entrata pesantemente nelle nostre vite e nei nostri processi decisionali. I vari autori si soffermano sul tema ben noto di come questi sistemi si nutrano dei nostri dati, fino a trasformarci in cavie di esperimenti socio/economici.

In qualità di professore di intelligenza artificiale presso la facoltà di informatica all’USI condivido sul tema qualche mia riflessione e analisi.

L’intelligenza artificiale si nutre di dati, questo è risaputo. Certo, ma come riesce ad alimentare questa sua smisurata “voglia” di conoscenza? Parto dalle riflessioni che Carla Soltoggio Moretta scrive nell’articolo “Cavie online – Riflessione. Pensieri in libertà”: “La missione di Google è organizzare le informazioni a livello mondiale. E renderle universalmente accessibili e utili per tutti…”.

Ma come è riuscita Google a raggiungere questo “status”? Vi siete mai chiesti come mai entrando nella pagina iniziale di Google non ci siano pubblicità e ci troviamo di fronte a pagina bianca con una finestrella dove scrivere le nostre domande? Faccio volentieri riferimento all’effetto pronto soccorso: la pagina bianca mi ricorda infatti un bianco pronto soccorso e la finestrella un infermiere che ci invita a raccontare di noi. Sembra (è) un ambiente asettico e senza timore ci confidiamo. Dove ci piacerebbe andare in vacanza, quali scarpe compreremmo, la location ideale per un matrimonio e (ovviamente) altro ancora. Ma se guardate con attenzione dietro l’asettica finestrella ci sono milioni di occhi (digitali) che vi scrutano, vi profilano e vi analizzano. Chi ricorda ai tempi il concorrente di Google Yahoo? Yahoo cercava di monetizzare subito offrendovi pubblicità sulla prima pagina … ma forse l’esperienza era troppo poco personale …  ed è stato surclassato dalla bianca pagina di Google.

Con questo voglio affermare che il mezzo di comunicazione è fondamentale per permettere il processo di acquisizione e trasferimento dei nostri dati personali. Ma oggi dopo Google cosa abbiamo?

Mi sembra evidente, oggi la dipendenza tecnologica è data dallo smartphone, prima fonte assoluta per alimentare i sistemi di AI. In media i giovani passano in Svizzera sullo smartphone dalle tre e mezzo alle cinque ore al giorno (dati cmq un po’ vecchi dello Studio JAMES del 2022).

Si parla sempre più di dipendenza e si studia questo fenomeno dal punto di vista culturale e sociale. Dice l’AI: “Gli smartphone creano dipendenza attraverso meccanismi neurobiologici simili a quelli delle droghe, stimolando il sistema di gratificazione con notifiche e interazioni sociali che generano un bisogno costante di conferma e soddisfazione immediata”. Una nuova e molto più potente variante della bianca pagina?

È allora questo un nuovo nemico tecnologico da combattere? Possiamo andare alla radice di questi flussi di dati per interromperli o almeno rallentarli?

In Italia, a partire dall’anno scolastico 2025/26 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha introdotto il divieto dell’uso dei telefoni cellulari a scuola, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado. Stop completo. Il Canton Ticino aveva già introdotto nel 2020 questo divieto nelle scuole medie. Dall’autunno 2025 il divieto è stato esteso alle scuole elementari e dell’infanzia. Nei Grigioni al momento si punta ad aumentare la consapevolezza e la sensibilizzazione senza vietarne l’uso. In contrasto, il municipio di Coira sta valutando se introdurre o meno questi divieti a scuola.

È la strada giusta? Io la trovo non solo giusta ma anche un chiaro e concreto segnale che dimostra che ci preoccupiamo dei nostri giovani e del loro futuro. Infatti, uno degli aspetti che mi spaventa è che i ragazzi diventino pigri e che deleghino sempre di più le decisioni ai computer. Aggiungo che bisogna lavorare sul rendere sempre più efficace il loro senso critico e la loro capacità di giudizio, in una società che in una continua (e soprattutto rapida) evoluzione ci pone sempre sfide diverse. Per questo non trascurerei materie umanistiche quali lingue, storia e filosofia che ci rendono capaci di guardare il mondo con occhio più attento e curioso.

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