
Dalle montagne della Valle Mesolcina fino al prestigioso palco dell’Ariston: un viaggio straordinario che dimostra come anche dalle realtà più piccole possano emergere talenti capaci di conquistare il panorama musicale internazionale. L’artista che oggi intervistiamo porta con sé non solo la sua musica, ma anche le radici profonde di una terra alpina che ha saputo forgiarne il carattere e l’ispirazione artistica. La sua presenza al Festival di Sanremo, evento di risonanza mondiale, rappresenta un momento storico, un ponte tra tradizione e innovazione, tra il silenzio delle valli e il clamore della scena musicale. Con un’arpa che si reinventa e si fonde con l’elettronica, dimostra che la musica non conosce confini e che anche da un piccolo paese di montagna si può arrivare a incantare un pubblico globale.
Ecco che cosa ha risposto alle nostre domande:
Dalle montagne della Valle Mesolcina al prestigioso palco dell’Ariston: quali emozioni provi nel rappresentare la tua regione al Festival di Sanremo?
È un’emozione fortissima. Crescere tra le montagne della Valle Mesolcina mi ha insegnato il valore del silenzio, dello spazio e della profondità, elementi che ritrovo nella mia musica. Portare questo mondo interiore su un palco come quello di Sanremo è una grande responsabilità ma anche un sogno che prende forma. È come se portassi con me ogni suono delle valli, ogni eco delle montagne, e li trasformassi in musica per condividerli con il pubblico.
La tua musica è una fusione innovativa tra l’arpa classica e sonorità elettroniche. Come è nato questo desiderio di sperimentazione e in che modo le tue origini toscane e la vita a Mesocco hanno influenzato il tuo percorso artistico?
Il mio rapporto con l’arpa è sempre stato viscerale. Ho iniziato con la musica classica, ma a un certo punto ho sentito il bisogno di rompere gli schemi e trovare una mia voce. L’elettronica è stata la chiave che mi ha permesso di esplorare nuovi territori sonori, di dare all’arpa una potenza che solitamente non le si associa. Le mie origini toscane mi hanno dato una curiosità artistica senza limiti: sono cresciuta in una terra ricca di storia e cultura, dove l’arte è ovunque. La Valle Mesolcina, invece, mi ha insegnato l’importanza dell’essenzialità e del contatto con la natura. Questa dualità tra radici toscane e paesaggi alpini ha influenzato profondamente la mia musica: da un lato c’è il desiderio di esplorare e rompere le regole, dall’altro c’è la necessità di mantenere una connessione autentica con le mie emozioni e con ciò che mi circonda.
Il viaggio per affermarsi nel mondo musicale può essere impegnativo, soprattutto per una giovane artista proveniente da un piccolo paese di montagna. Quali sfide hai affrontato e come sei riuscita a superarle per raggiungere il successo attuale?
Le difficoltà sono state molte, soprattutto all’inizio. Venire da un piccolo paese significa avere meno opportunità e dover lavorare il doppio per farsi notare, ed in più, sono una donna. Il mondo della musica, poi, è pieno di porte chiuse, di attese, di momenti in cui tutto sembra fermarsi. Ma ogni ostacolo mi ha spinto a trovare un’altra strada, a creare il mio spazio invece di aspettare che qualcuno me lo desse. Un’altra sfida è stata far accettare il mio modo di suonare l’arpa. Non volevo essere solo “l’arpista talentuosa”, volevo dimostrare che l’arpa può essere uno strumento rivoluzionario, capace di urlare, graffiare, emozionare in un modo nuovo. Ho dovuto crederci prima di tutto io, anche quando gli altri non capivano. Il punto di svolta è stato quando ho iniziato a vedere il mio strumento non più come qualcosa da suonare, ma come una voce che poteva raccontare la mia storia.
Collaborare con un cantante al Festival di Sanremo è un traguardo significativo. Come è nata questa collaborazione e cosa significa per te esibirti su un palco così
prestigioso?
La collaborazione è nata grazie a Sony Music Italia, che mi ha contattata direttamente. Conoscevano già il mio lavoro e hanno visto il potenziale nel connubio tra la mia arte e quella di Joan Thiele e Frah Quintale per il duetto Che Cosa C’è di Gino Paoli. È stato un incontro musicale molto spontaneo, in cui le nostre visioni artistiche si sono intrecciate in modo naturale. Salire sul palco di Sanremo con questo progetto significa portare l’arpa in un contesto nuovo, dimostrando ancora una volta che può dialogare con generi diversi e reinventarsi continuamente senza perdere la propria identità. Per me è anche una grande responsabilità, perché so di essere la prima artista svizzera a raggiungere il palco di Sanremo, e sento l’importanza di rappresentare non solo il mio percorso personale, ma anche un ponte tra due culture musicali. È un onore e un’occasione unica per far conoscere ancora di più il mio linguaggio artistico. Infatti, salirò sul palco con un’arpa classica ma elettroacustica, un elemento che permette di mantenere il mio sound e la mia identità artistica anche in un contesto così speciale. Abbiamo trovato un bellissimo
compromesso con gli artisti per far sì che il brano conservasse la sua essenza originale, ma che ci fosse comunque lo spazio per esprimere la mia autenticità. Sarà un momento di grande connessione tra tradizione e innovazione, proprio come piace a me.
Guardando al futuro, quali sono i tuoi prossimi obiettivi artistici e come intendi continuare a innovare nel panorama musicale contemporaneo?
Ho appena finito il mio nuovo album, Bohème, e non vedo l’ora di condividerlo con il mondo. È un lavoro a cui ho dedicato tutta me stessa, e poter collaborare con un artista come Iggy Pop su un brano è stato qualcosa di incredibile, un’esperienza che ha dato ancora più forza alla mia musica. L’album uscirà il 13 giugno, e per me rappresenta un nuovo capitolo, un modo per continuare a portare avanti la mia identità artistica senza compromessi.
So che avere un’arpa in mano nel 2025 è un’impresa non da poco. È uno strumento antico, con un immaginario molto preciso, eppure per me è il mezzo con cui posso esprimermi davvero. Vivere di musica oggi è complicato, a volte sembra una lotta continua, ma è una lotta che vale ogni sacrificio. Suonare l’arpa, esplorare nuove sonorità, far sentire la mia voce attraverso la mia musica è ciò che mi fa esistere. Nel futuro voglio continuare a sperimentare, a trovare nuovi modi per far vivere il mio strumento in contesti inaspettati. Sto lavorando a un tour che porterà il mio suono ancora più lontano e spero di poter collaborare con altri artisti, scoprire nuovi mondi sonori e creare qualcosa di vero, che possa lasciare un segno in chi ascolta.
Dove possiamo vederti dal vivo prossimamente?
Il 4 aprile 2025 suonerò al Teatro Sociale di Bellinzona, un luogo speciale per me, perché sarà una delle prime occasioni per presentare dal vivo il mio nuovo album
Bohème. Sarà uno spettacolo immersivo, in cui l’arpa non sarà solo suonata, ma diventerà il cuore di un’esperienza sonora e visiva. Ci saranno momenti di grande intensità emotiva, sonorità elettroniche che si fonderanno con la profondità dell’arpa e, soprattutto, tanta autenticità.
Sarà il mio primo concerto di presentazione dell’album e per il momento l’unico in Ticino, consiglio di prendere i biglietti in prevendita su https://www.ticketcorner.ch/it/event/ teatro-sociale-bellinzona-stagione2425-teatro-sociale-19153029/
Kety Fusco è un’arpista visionaria che ha trasformato il suo strumento in una forza innovativa della musica contemporanea. Scoprendo l’arpa a soli 6 anni, ha intrapreso un percorso di studio rigoroso che l’ha portata a laurearsi con eccellenza in arpa classica. Tuttavia, il richiamo della sperimentazione l’ha spinta oltre i confini della tradizione, ispirata da giganti della musica come Claude Debussy, John Cage e George Crumb.
Il suo talento magnetico l’ha portata a calcare palchi iconici come la Royal Albert Hall, il Montreux Jazz Festival, il Parlamento Federale Svizzero e il prestigioso Euro Jazz Festival in Messico. Con oltre 200 concerti in tutto il mondo, Kety ha ridefinito il ruolo dell’arpa, portandola nei contesti più inaspettati: dalla Notte della Taranta alle Nazioni Unite, fino a un tour in Sud America per le Ambasciate Svizzere. Compositrice e creatrice instancabile, Kety ha firmato colonne sonore per un film e un documentario in uscita nel 2025, oltre ad aver composto la sigla per il programma radiofonico Voci in Barcaccia di Rai Radio3. Le sue opere originali sono un manifesto di libertà artistica, capaci di affascinare per la fusione di tradizione e avanguardia. Il suo percorso musicale è autentico e senza scendere mai a compromessi, rispecchiando una visione artistica profondamente personale. Nel 2024 è stata giurata svizzera per l’Eurovision Song Contest, aggiungendo un ulteriore tassello al suo percorso di eccellenza internazionale. Il 2025 si preannuncia come un anno di grandi novità: a giugno uscirà il suo nuovo album BOHÈME, che include un featuring con il leggendario Iggy Pop, confermando Kety Fusco come una rivoluzionaria della scena musicale globale.




