Comunicato Stampa
Sabato 20 settembre dalle ore 16.00 in avanti
Calanca Biennale in collaborazione con Alfredo Polti Gneiss Calanca e il comune di Grono
inaugura la PIAZZA DELL’ALBERO (di fronte al ristorante Vecchia Birreria).
Siete tutti cordialmente invitati!
I colori e le installazioni di arte paesaggistica tra le quali camminate sono la copertina di Calanca Biennale. Ma Calanca Biennale ha un cuore, questo cuore è testimone delle migrazioni, di tutti coloro che attraversano il pianeta a piedi nudi.
Ad ogni edizione mettiamo il focus su un simbolo; quest’anno il nostro simbolo è l’albero, il nostro polmone verde.
Il concetto di Calanca Biennale è la creazione un albero orizzontale sul quale tutti possono camminare, sedersi, incontrarsi. Finalmente è un piccolo anfiteatro, un’agorà posato in un posto significativo ai piedi della valle Calanca.
I due gradoni rappresentano le radici che legano Grono alla Calanca, l’acqua e l’aria. La pavimentazione rappresenta la chioma dell’albero, cioè il comune di Grono che ha saputo ben strutturarsi anche grazie a due elementi di vita fondamentali. In questo modo Grono e la Calanca sono stretti in un abbraccio naturale.
La realizzazione di questo progetto è stata possibile grazie alla generosità dell’azienda Alfredo Polti Gneiss Calanca, alla visione del Municipio di Grono e grazie anche al gruppo di lavoro che ha realizzato il lavoro sul posto.





Escursus politico con finale filosofico
(senza la pretesa di voler sembrare più intelligenti degli altri, ma con il dovere di dire la verità )
Articolo 21, comma 2, dello Statuto comunale di Grono:
“Chi ha fatto parte della stessa autorità comunale e della stessa commissione permanente ininterrottamente per tre periodi di carica non è più rieleggibile per il periodo di carica che segue. Periodi di carica iniziati da più di due anni vengono equiparati a periodi di carica interi.”
Eppure, da anni, il signor Samuele Censi (e i suoi sodali) tenta in ogni modo di aggirare la legge e di restare incollato al potere. Non certo per amore della comunità , ma per proteggere i propri interessi privati: le tasche dei cittadini come bancomat personale.
Ora che la porta si è chiusa, prova a rientrare dalla finestra. Ma il tentativo è così evidente da risultare grottesco.
Non è politica: è un inganno. Un insulto al principio stesso di democrazia (la Pólis greca).
Strascico di una serie di Iniziative nate non per il bene comune, ma dalla sete di consenso, costruito su promesse false e verità occultate.
Roveredo è allo stremo. Anni di litigi, avvelenati dal Partito Illiberale Fondamentalista, hanno lasciato solo macerie. E il centro, con la sua eterna ipocrisia, predica virtù mentre si arriccia tra gli interessi più meschini.
Il pericolo è chiaro: le stesse facce di ieri, ma con ancora più potere domani.
Così, i giovani erediteranno un debito morale e politico pesantissimo. Dovranno continuare a pagare il prezzo di scelte prese per convenienza immediata, senza alcuna visione di lungo termine.
A questo si aggiunge l’arroganza: inaugurare una piazza fingendo di evocare l’antica agorà , quando in realtà si inscena soltanto la farsa di un potere che non molla.
È un inganno da impero decadente. Un messa in scena che ricorda in toto il gladius degli imperatori romani – dimostrazione di un potere despota e colonialista.
Altro che agorà . I greci antichi si staranno già rivoltando nelle tombe, gridando Hýbris! contro chi scambia l’interesse personale per bene pubblico.
Sì alla fusione di Roveredo e San Vittore.
NO alla fusione Censi & Ferrari S.A. — guidata dal Partito Illiberale Fondamentalista, dall’ UDC e dal centro travestito da vestale immacolata.
Più persone senza interessi particolari – meno persone che antepongono i propri affari alla comunità .
Ecologia – Solidarietà – Economia – Libertà – Potere al Popolo
Enea Bettè – Già Manager Regionale