di Teresio Bianchessi
Quanto distanti sono i conflitti attuali dalle ultime due guerre mondiali.
La tradizione però la rispettano: uccidono migliaia di innocenti.
Diverse invece le tecniche: droni, aerei senza piloti, radar che vedono attraverso le mura dei palazzi, cellulari, paraboliche, walkie talkie fatti esplodere a distanza, missili intelligenti, ah si intelligenti, sanno dove andare, sanno cosa colpire.
Affascinato da questo scenario che somiglia a un videogioco poiché chi colpisce, ferisce è un astratto automa perché non ragionare così anche per le vittime?
Ecco allora la proposta: anziché evacuare popolazioni sofferenti, inermi, castigate senza colpa, i contendenti predispongano un “game” nel deserto, mettano figurine di soldati, di civili, di basi militari e “giochino” pure sino allo sfinimento.
Naturalmente con penale per chi perde il gioco, da definire, e potrà essere di prestigio, economica, di messa alla berlina.
Percorribile l’alternativa? Credo purtroppo no.
Ne ho però un’altra.
Gli occulti guerrafondai potrebbero risolvere i loro super redditivi conflitti di interessi sfidandosi a duello come gli antichi eroi; siatene certi, pavidi come sono non ingaggerebbero nessuna guerra.
Se poteste sentire queste parole scritte, udireste lamenti sommessi, sofferenza per l’abitudine al peggio che sembra attanagliarci e ci lascia indifferenti anche al continuo espandersi di guerre dolorose.
Ritroviamo in fretta la voglia di urlare, reclamare, pretendere la pace.




