… di manifestazioni, mani rosse, filo rosso – 7 giugno 2025
di Renata Rigassi Codoni
potrebbe pure darsi che sia tardi, o potrebbe darsi che il cataclisma sia solo rimandato, non ci credevo, cosa vuoi che sia? cinquemila persone che manifestano o trentamila mani stampate sulla carta? trentamila impronte di un viaggio del pensiero, una sosta di esitazione, ma che ci facciamo qui? che ci faccio io con la mia mano? la stampo? e poi? la guerra finisce? far sparire la guerra far sparire i soldati, gli eserciti guidati da brutti ceffi, guidati da mostri in giubbotto antiproiettile, tronfi nel petto, torvi nello sguardo, labbra serrate, il mento in fuori, cosa vuoi che se ne importino del massacro in corso e dei grovigli di fili rossi attorciliati nel mondo che cercano un passaggio verso quel bambino grigio in volto, e quella bambina dagli occhi sbarrati, che con la piccola mano chiede il nostro aiuto, che a piccoli passi avanza cercando la mamma, il papà, i fratelli e le sorelle; il bambino ci chiede di andare oltre la retorica, di agire e di fermare lo scempio. Altri bambini e altre
bambine ci interrogano. E noi, tutti a chiederci ma che ci posso fare io? Facciamo la magìa aiutiamo quelle bambine e quei bambini, un filo rosso, una mano dipinta, un viaggio verso l’inferno dove è finito il nostro o loro mondo, non è quasi mai stato il mio, il mondo delle belle speranze democratiche, dei diritti umani, rimanere ligi ai doveri di bravo cittadino e brava cittadina ossequiosi, che se ne dici una storta sei fuori, intanto loro progettavano eserciti, fabbricavano armamenti sofisticati, supertecnologici, sporcavano i conflitti con infiltrazioni da usare nel caso di… e noi bravi e brave andavamo a lavorare, costruivamo case e palazzi, compravamo automobili, vacanze, il telefono, andavamo imperterriti a curiosare tra i social senza accorgerci o forse sì, che venivamo intrappolati tra quelle mura invisibili, la guerra pulita questa che distrugge il nostro pensiero, i nostri desideri, ce li cambia, prigionieri pure noi, mentre lì all’inferno dietro al muro di cemento, le persone corrono su e giù a perdifiato per scappare, a destra e a manca, disperati, sfinite, a cercare cibo, per sfuggire al freddo o al sole cocente, alla polvere che s’insinua ovunque e a quell’uccellaccio ronzante sopra le teste, su e giù in cerca di riparo. Prigionieri noi sazi di vita, prigionieri loro affamati di vita, non è meglio che questo mondo salti per aria? Sì, a volte lo credo finché un filo rosso cerca un passaggio non si sa per dove. No quel filo rosso non salverà il mondo e non salva neppure la nostra presunta “umanità”, ci sentiamo più buoni dei mostri ma non sappiamo come scalfire lo scudo d’acciaio e la rete invisibile più resistente della tela del ragno, di cui si sono circondati quei potenti a loro protezione. Un filo disperato dopo che ogni dio è morto da tempo… un filo rosso che sgorga da tempi antichi, nessuna certezza, ma è un filo che può fare magìe a crederci.




