È uscito in questi giorni per le edizioni La Vita Felice, un libro di poesie del nostro collaboratore Teresio Bianchessi che, di tanto in tanto, ama intingere la penna nei suoi pensieri per poi regalarci momenti di piacevole lettura. La bellissima prefazione è di Simon James Terzo. Per chi volesse, il libro è reperibile nelle grandi librerie online ma anche nelle librerie della Svizzera italiana.
In un oggi di bisogni effimeri, di ingannevoli luminescenze, in un oggi di sconsacrazioni divenute endemiche, di meccaniche ed elettroniche senza freni, di militanze sterili, in un oggi di “io”, di “ho”, di “so”, è ristoratrice la pura grazia poetica di “Vivere come se” . Versi intimi, puri, eleganti nella forma ma monolitici e inamovibili nella loro sostanza. Versi vivi, le emozioni della carne e i dolori delle ossa, capaci di farsi, infine, spirituali e profondissime preghiere.
Oltre le nudità di musa, bellissima è la natura immortalata nei versi del capitolo “Terra e cielo”, una natura bizzosa, ora vanitosa ora afflitta, a tratti indolente, ora persino spietata. Intensamente scrutata, ammirata, rispettata e temuta, si fa metafora pungente del nostro essere. Non più solo la cornice alla fotografia del nostro esistere, ma essa stessa fotografia dell’esistere.

La forzata e inattesa prigionia pandemica trasforma ogni luogo in un non luogo, il tempo in un non tempo, statico, sospeso, in cui cose minute prendono pericolosamente peso. È qui, in quello che assomiglia ad un limbo labirintico dove i nodi sembrano venire drammaticamente al pettine, che s’addensano le evocative e toccanti lamentazioni poetiche di “Versi pandemici”. Intrisi di malinconie dall’eco quasi blues, questi versi riecheggiano “Da lontano” i tonfi del lavoro nei
campi, il brontolio di stomaci presi dai morsi della fame, poesie solcate nella terra dai rastrelli, incise sulle pietre, con la dignità e la forza di un atto di fede. Teresio scava la terra di un tempo passato in cerca di un tesoro che più di qualcuno vorrebbe sepolto, un tesoro impagabile dal potere salvifico: la memoria.
Cosa può lenire davvero i nostri dolori? Questi “Versi d’amore” sono la risposta. Ogni verso è il bene di un abbraccio che concede la grazia del sonno, è il desiderio di un bacio che invoglia il risveglio.
Camminare fianco a fianco anche tra i rovi e le ortiche, non smettere mai di sorridersi, anche se succederà di pungersi. Con questi versi si fa l’amore, si fa l’atto sovversivo contro il freddo moderno del materiale e dell’ego.
Ruvida è la poetica essenza di questi versi sulla vita, i “Tremuli pensieri” hanno il fascino delle libere confessioni di un diario vestito di seta. “S’avverte il nascosto”, quindi “…muoviti leggero/quel che deve accadere/accadrà senza rispetto…” Il nostro “io”, quello che ci circonda e che ci aspetta, riflessioni tra l’ Hic et nunc” e l’agognata Sapienza. Poesie che sono come specchi, non sai se ti leggono o sei tu che le leggi.
Potresti pensare in questo momento, caro lettore, di avere tra le mani un libro, ma credimi se ti dico che quello che hai tra le mani ora, tra non molto, non sarà più un libro, ma l’insondabile bellezza dell’anima di un uomo.
Simon James Terzo




